A casa tutti bene, un caravanserraglio di topoi mucciniani privi di anima e di pathos
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Giro giro tondo Gabriele Muccino casca per terra. A casa tutti bene lascia un ferito sul terreno ischitano. Non grave, ma l’effetto shock dell’ennesimo aggiornamento di stile c’è tutto. Questa volta il vorticare su traiettorie da curvilinee con la macchina da presa, fa come perdere momentaneamente conoscenza al regista romano. Tratto distintivo stilistico da Come te nessuno mai in avanti, con apoteosi conclamata ne L’Ultimo bacio, in questa storia di “parenti serpenti” girata ad Ischia con una ventina di attori tutti sempre sul set, il tumulto dell’anima dei protagonisti non trova adesione spontanea al tecnicismo sbandierato con impeto. Sarà che il sovraffollamento del set rischia di procurare più disorientamento che eterogeneità nel racconto, sarà che il tempo a disposizione per andare in profondità alle singole psicologie è matematicamente risicatissimo (venti personaggi per centocinque minuti di durata, cinque minuti e qualcosa a testa, e tutti devono sempre stare dentro l’inquadratura), ma A casa tutti bene – oggi in sala – fatica a farsi leggere come un travolgente affresco di un dramma familiare e sentimentale.

Le nozze d’oro di mamma e papà (Ivano Marescotti e Stefania Sandrelli) vengono festeggiate su un’isoletta in mezzo al Tirreno,

 » FONTE: Il Fatto Quotidiano – Leggi tutto >>